NEWS

Carolina e la follia

Una storia d'Archivio

09 Nov 2018

La protagonista di questa storia è Carolina Garagnani, soprano dell’epoca d’oro dell’Opera italiana. Bolognese, nata nel 1866, fu subito notata per la sua voce sottile ed equilibrata, fin troppo uniforme secondo alcuni, ma molto ammirata dall’esigente pubblico dell’epoca.

Il suo è uno di quei talenti destinati a esplodere in fretta e a bruciare altrettanto presto. A 22 anni è in scena al Teatro Comunale di Bologna nei panni di Micaela nella Carmen di Bizet, e nel maggio dello stesso anno è a Parma con I Pescatori di Perle dello stesso Bizet, in cui interpreta la protagonista Leila. Da quel momento, è un’ascesa: calca i grandi palchi italiani, dal Nazionale di Roma alla Scala di Milano, e diviene celebre anche fuori dai confini nazionali soprattutto come interprete delle opere di Verdi: è Gilda nel Rigoletto, e Violetta nella Traviata. A lungo si parlò della sua interpretazione dell’eroina di Verdi al Politeama Greco di Lecce nel 1893.
Dopo quell’anno, però, il suo nome compare sempre meno sui giornali e negli archivi teatrali. Cosa sia accaduto, non sappiamo: forse un insuccesso che la relega ai margini del panorama musicale internazionale, forse una sua scelta. Sappiamo che ebbe una figlia, che non amò; per il resto la perdiamo di vista.
Finché, nel 1927, viene internata al Roncati, l’ospedale psichiatrico dell sua città natale.
Trentacinque anni prima, a Torino, il pubblico l’aveva osannata dopo l’esecuzione di uno dei suoi cavalli di battaglia, la scena della follia di Lucia di Lammermoor. E ora, si trova ad esser matta davvero: a volte sembra che sia la realtà a imitare il teatro.

Al Roncati è ricoverata anche la figlia di Carolina. Quale fosse la sua patologia non è dato sapere: probabilmente qualcosa di legato al conflitto con la madre.
Quel che è certo, è che tra le due donne i rapporti all’interno dell’ospedale sono pessimi, tesissimi.
Così, a un certo punto, il direttore Giulio Cesare Ferrari ha un’idea: uno spettacolo teatrale con i pazienti. Il titolo è evocativo: “Ritorno alla gioia”, e la vicenda prevede che la protagonista, interpretata dalla Garagnani, abbracci la figlia nel finale.
Prima del debutto, il direttore avverte il pubblico che

“non del tutto prevedibile sarebbe stata la soluzione del piccolo dramma ideato […]. Infatti la protagonista nella realtà manicomiale aveva sempre dimostrato un’invincibile avversione verso l’altra ammalata, che nella finzione scenica avrebbe invece potuto pretendere all’affettuosità inerente all’amore materno; non si poteva quindi immaginare quale delle due realtà, se la scenica o, per così dire, l’umana, nella mente dell’artista pazza ugualmente potenti, avrebbero all’ultimo momento prevalso”.

Ma Carolina Garagnani è ancora, soprattutto, un’ attrice: non tradirebbe mai un copione. E così, nel finale, abbraccia la figlia. E poi la abbraccia ancora, e ancora. Perché quel piccolo spettacolo, il pubblico lo volle vedere e rivedere.

E’ proprio vero: a volte la realtà imita il teatro.
Fu un nuovo inizio per Carolina: da quel momento divenne l’insegnante di recitazione dei pazienti del Roncati, e la pratica del teatro in manicomio si andò affermando, a Bologna e altrove.
Oggi, una sala dell’ex ospedale Roncati di Bologna è intitolata a lei.

PER APPROFONDIRE

Trovi questa e altre storie sul sito dell’ARCHIVIO STORICO DELLA PSICOLOGIA ITALIANA, realizzato con Archiui.

La foto di copertina rappresenta uno spettacolo con i pazienti al Roncati nel 1929, e fa parte del fondo Ferrari dell’A.S.P.I.

Pubblicata il
9 Nov, 2018